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PENSIERI SULL’ARTE 2

"Illustrazione a cura di Valentina Agnesi”

Ilaria Introzzi

Una penna e un taccuino per intervistare, un Mac per stare al passo coi tempi, e tanta voglia di imparare e raccontare. Questo è il mondo di Ilaria Introzzi, milanese, scrittrice freelance e co-fondatrice di nouvellefactory.com, oltre che appassionata di arte, moda e letteratura, con una predilezione per le nuove leve di tutti questi settori. 
E se poi c’è nell’aria qualche goccia di un profumo unico e pieno di rimandi, il suo posto, qui e ora, acquista molto più senso. 

 

Intervista a Sofia Cacciapaglia

Sofia, come definiresti la tua arte?

Il mio lavoro è sulla donna e la mia pittura la definisco figurativa-simbolica.

Che significato dai alla parola "figura" e come essa si realizza nei tuoi dipinti?

La figura nel mio lavoro vive una distanza metafisica, un istante eterno. La forza, la fragilità e l'unione delle mie figure femminili sono il punto attorno al quale nasce la composizione pittorica. L'atmosfera è sospesa, incantata, di sogno e non vi è alcun riferimento con la realtà. La mia pittura non è narrativa nulla si svolge, tutto si presenta.

Vivi a Milano, una città particolarmente vivace al momento: quanto conta il luogo in cui si risiedi dal punto di vista della produzione artistica?

È molto bella Milano in questo momento, sono felice di lavorare qui. La mia pittura ha un carattere silenzioso e contemplativo, nel momento in cui sto lavorando non ha alcuna importanza dove mi trovo. L'atto di dipingere è per me come un momento sacro dove quello che c'è attorno non conta più. Esiste solo la magia del riportare il mio sentire in forma. Il cuore, l'occhio, il pensiero, il braccio, lavorano in comunione totale fino ad avere il disegno sulla tela.

I tuoi soggetti sono spesso delle donne, i loro volti e le loro mani. Com'è per una donna dipingere soggetti dello stesso sesso? Quali sensazioni provi?

Penso che si debba partire da un profondo contatto con il proprio io interiore. Una continua conversazione intima tra sé e sé. Devi essere sincero, fedele all'intermittenza del cuore.

Quali sono i riferimenti culturali da cui trai ispirazione?

Guardare tanto, tutto quello che c'è stato prima e che prende forma adesso. Ma sopratutto, cerco di vivere ogni momento con profonda presenza di me stessa.

Quali sono, invece, i tuoi progetti per il futuro?

Portare la mia pittura nei diversi paesi del mondo.

Infine Sofia, un pensiero sull'arte contemporanea:

La complessità del contemporaneo è molto interessante ma anche, appunto, molto difficile. Bisogna rimanere vigili e in ascolto di tutta l'immensa vastità che è l'arte contemporanea oggi. Il tempo, poi, parlerà da sé.

PENSIERI SULL’ARTE | 2

Arte Figurativa.

Espressiva, metafisica, simbolica, realistica. Quest’arte è come un albero le cui radici prendono strade diverse, con codici e linguaggi dicotomici, benché siano tutti legati dal medesimo epicentro. Come un vulcano in eruzione essa si fa lava imprevedibile, la quale può arrivare fino alla base della roccia o arrestarsi prima. L’arte figurativa rappresenta oggetti e soggetti conosciuti alle persone, le quali possono identificarsi in essi. Ma è davvero possibile ridurre a tale definizione questo concetto? Evidentemente no. Intanto perché esso non riguarda solo la pittura, ma anche la fotografia, la scultura e il disegno; probabilmente anche l’architettura, dal momento che essa è rappresentazione tridimensionale di un qualcosa di esistente o che si appresta a esserlo. E, infine, perché dal Novecento in poi, esso è divenuto manifesto di sensazioni e tacite opinioni di una società che respirava l’avvento di una rivoluzione tragica mutante per sempre le connotazioni, gli assetti mondiali. Pensiamo a Guttuso, Casorati, Pirandello, tra gli altri, essi hanno reso materia figure dall’importante valore simbolico. Dunque, la sua rilevanza è da considerarsi più ampia, da astrarre oltre l’idea di essere mero specchio di un qualcosa che si è scelto di raffigurare.

Donne.

Nell’arte le donne sono conosciute per essere soprattutto protagoniste o comparse delle opere. Difficilmente una persona avrebbe chiaro in mente un nome di artista femminile, da pronunciare senza pensarci. Rosalba Carriera o Artemisia Gentileschi, potrebbero essere delle persone qualunque ai più, ignorando, della prima, il suo essere tra le più grandi pittrici del secolo illuminista, e, della seconda, il suo essere figlia del pittore Orazio, anche lei artista e soprattutto esponente del primo femminismo .Figuriamoci nel caso di curatrici o critiche del settore. I motivi sono legati principalmente a un fattore storico e sociale, strettamente collegati. Fino all’Ottocento, quando il gentil sesso incomincia a voler vedere evolversi la propria situazione, cercando l’affermazione della propria persona, essa rappresentava un simbolo, una funzione, anzi, più di una ma sempre rilegata all’ambiente domestico, quindi familiare. Era madre, moglie, devota, al massimo lavoratrice nei campi. Erano gli uomini a essere colti, e se non potevano permettersi un’istruzione adeguata, erano comunque, come per diritto divino, più alti di grado, dunque con maggiori possibilità di essere liberi e di esperire le cose della vita. Gli artisti contemporanei a quei secoli non potevano che rappresentare la loro storia, il loro momento.

Oggi è diverso. Le donne nell’arte sono molte e operano in diversi ambiti: Marina Abramovic, artista, Lea Vergine, critica, Angela Madesani, storica e critica dell’arte, Esther Schipper, gallerista, Sito Steyerl, filmaker e visual artist. Ma non è possibile il grande lavoro di scouting portato avanti da Peggy Guggenheim, la cui storia si racconta da sé, artiste come Tamara De Lempika, Barbara Kruger e le italiane Carol Rama Gina Pane, massima esponente della body art.

Il corpo.

Scienza, filosofia, biologia, chimica e arte, sono tra le categorie che più narrano, scoprendolo, il corpo umano. Ognuna a suo modo, con i suoi strumenti. Ma non si faccia l’errore di pensare che siano slegata tra di loro nel farlo: moli artisti hanno avuto un ruolo decisivo in ambito scientifico, si veda Leonardi Da Vinci, mentre molti filosofi hanno avuto a che fare con il mondo dell’arte, se non come protagonisti, almeno come opinionisti di essa. Il concetto che lega queste pratiche al corpo è quello di vederlo come un linguaggio (non a caso proprio Lea Vergine pubblicò nel 1974 un volume dal titolo Il corpo come linguaggio, Prearo ed.). Che si abbia quello dei numeri, delle miscele, delle figure poco importa. Ciò che conta è il medesimo protagonista.

Sono esisti e operano ancora oggi artisti i quali hanno rappresentato il corpo nella sua realtà, altri ne hanno enfatizzato i muscoli, i tratti, da Michelangelo con il suo David, fino a Wildt, le cui sculture si concentravano, per la maggior parte, sui volti. Ci sono poi le pennellate di Picasso, di Sironi ad accogliere dei dettagli personali, simbolici. Per non parlare dei corpi di De Chirico, il quale ne ha fatto la sua firma estetica, dandone una rappresentazione metafisica sì, ma certamente ancorata al suo presente. Celebre è il suo dipinto del 1959 Manichini Coloniali, in cui ritrae l’interno di due corpi umani. Ma la pittura e la scultura, senza dimenticare la fotografia, sono arti di facile assimilazione, almeno rispetto alla body art e, in generale, alla performance, in cui ritroviamo Abramovic, Pane, Vito Acconci, ma anche Yves Klein, che nel 1960 presentò anthropométrique, una performance in cui protagonisti erano dei corpi nudi femminili, che, pieni di vernice, faceva rotolare su grandi fogli di carta, allo scopo di imprimerci la loro forma nell’iconico colore blu Klein.

Estetica.

Essa è filosofia dei sensi e della bellezza. Oggi si ha quasi timore nel pronunciare le parole: “mi piace quell’opera dal punto di vista estetico”. Ma in errore. Sì perché essa è una pratica studiata da autori come Baumgarten, Croce, Gentile, Anceschi, Dorfles e molti altri. Come Hegel, il quale la definì: “la filosofia dell’arte bella”.

Per compiere un esercizio completo, bisognerebbe valutare un’opera in modo estetico, analiticamente - cioè attraverso le nozioni artistiche che lo spettatore possiede - e, infine, di valore. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, vi è infatti una differenza notevole tra un dipinto su carta e uno su tela. Il primo è un supporto più povero, ma esprime maggiormente la capacità dell’autore (non a caso sono le opere più ricercate dai collezionisti); il secondo è istituzionalizzato oserei dire patinato, quello che si vede nei musei, e solitamente, nel caso in cui si acquisti per la prima volta un dato pittore, è la tecnica prescelta.

Tornando alla dicotomia tra emozioni e aspetto di un artefatto, essa è essenziale, sia che dell’opera si abbia una critica positiva o negativa. Ciò però non deve toccare il pensiero dell’artista, il quale dovrebbe procedere con l’istinto, commisurato all’esperienza, di cui il commento ne è solo una parte.