You can enable/disable right clicking from Theme Options and customize this message too.

ILARIA INTROZZI

"Illustrazione a cura di Valentina Agnesi”

Ilaria Introzzi

Una penna e un taccuino per intervistare, un Mac per stare al passo coi tempi, e tanta voglia di imparare e raccontare. Questo è il mondo di Ilaria Introzzi, milanese, scrittrice freelance e co-fondatrice di nouvellefactory.com, oltre che appassionata di arte, moda e letteratura, con una predilezione per le nuove leve di tutti questi settori. 
E se poi c’è nell’aria qualche goccia di un profumo unico e pieno di rimandi, il suo posto, qui e ora, acquista molto più senso. 

 

PENSIERI SULL’ARTE | 1

Artisti e curatori, due medium.

Sensazione, riflessione, creazione, presentazione. Questi sono i compiti in ordine arbitrariamente cronologico dell’artista. Le sue azioni, per giungere al risultato finale: l’opera d’arte. Ma che cos’è veramente un prodotto artistico? Intanto, è solo artefatto o, piuttosto, esclusivamente arte? O entrambi i due elementi? Le gallerie d’arte, i curatori, hanno il compito di rispondere. Sono delle mappe, delle guide, dei mediatori. Come lo è un critico letterario, il quale suggerisce o sconsiglia al potenziale lettore un saggio, magari un romanzo, scelto tra una infinità di omologhi. Si capisce, che è un compito non semplice oltre che una responsabilità, soprattutto oggi, nell’epoca del pensiero liquido.

Émile Zola usava dire che “l’artista è niente senza il talento, ma il talento è niente senza il lavoro”. E potremmo aggiungere che un’opera d’arte non esiste se queste componenti non interagiscono simultaneamente. Il mestiere di coloro che fanno della curatela è proprio quello di individuare la persona i cui lavori creativi godono di tutte queste qualità.

Arte contemporanea.

Oggi si tende a definire un qualsiasi manufatto-creativo arte. L’importante è che se ne parli, che sia scioccante per l’opinione pubblica. Dicono. Ma in realtà, il fine di un’opera è quello di comunicare un punto di vista, uno stato d’animo, una storia sociale o personale, a prescindere dal commento pubblico. Se dice qualcosa, se stimola una riflessione, ha già dato senso al suo essere. Questo vuol dire Arte Contemporanea. Il resto è una conseguenza mediatica che non interessa (o non dovrebbe interessare) alle persone. Potremmo dire che l’arte è sempre stata presente, se ogni suo protagonista ha agito secondo questo schema. Allora, quasi in automatico, andrebbero a scomparire le correnti, i movimenti, i manifesti… tutte costruzioni della società artistica, ovvero degli studiosi dell’argomento, per porre ordine all’interno di un affascinante quanto caotico calderone creativo.

Gallerie d’arte e il dilemma del bello e brutto.

Bisognerebbe vedere le gallerie d’arte come dei luoghi del riflettere in cui questi processi vedono il loro compimento. Ma perché si realizzi tutto questo ci vuole del tempo, inteso non come il trascorrere degli anni, della storia, ma come quella parentesi nella quale il collezionista pone la sua attenzione sull’esercizio artistico. È necessario uno studio, e dell’autore e del contesto. Capita spesso di approcciarsi a un quadro e di esclamare nell’immediato il disgusto che si prova guardandolo. Altrettanto di sovente accade che, dopo la spiegazione di come esso è stato realizzato, le tecniche, il concetto da cui è nato, improvvisamente l’occhio cambi idea, emozione. Esperienza. Un esempio: quando Lucio Fontana sconvolse il mondo dell’arte con i suoi tagli tratti dalla serie Concetto Spaziale, i critici, così come il pubblico, si divisero in due fazioni: coloro che erano a favore di un nuovo modo di concepire questo ambiente e i suoi protagonisti (le opere) e coloro che non compresero alcunché e lo criticarono, sbagliando. Non tanto perché l’opera fosse o meno rilevante, ma piuttosto perché giudicarono qualcosa impossibile da criticare, per il semplice motivo che prima di allora non era mai stato realizzato un oggetto simile e con quella forza provocatoria. Anziché comprendere, farsi delle domande, hanno preferito puntare dritti al j’accuse. Ma per affermare un’opinione, bisogna meditare e avere gli strumenti per farlo.

Cultura.

A differenza della moda, l’arte è solo arte. La moda è un’industria che realizza in abiti un processo creativo. La difficoltà risiede nel capire quale opera sia davvero definibile artistica. Di nuovo, il curatore ha il compito di porre un punto di vista a riguardo. Per farlo però ci vuole molta competenza, non ci si può improvvisare esperti della professione. Esistono dei limiti, per fortuna, e a dettarli è la cultura, la voglia di approfondire, la tenacia a cui si aggiunge l’esperienza. Solo così si ha la possibilità di scovare il diamante grezzo e, ancora di più, di crearsi una reputazione importante, basata sulla professionalità e serietà. E qui si ritorna al punto di partenza, in cui si richiedono le stesse capacità agli artisti e ai critici, a dimostrazione che l’arte è una cosa seria, vitale.